Meet in Milan white

“There are cities of striking beauty which open up to everyone, other cities are secret and love to be discovered. Milan is in the second category, so much that it is hard to establish the reason why it is so fascinating.”

Carlo Castellaneta

Experiences

Meet in Milan logo Arco

“If you want to understand Milan, you need to dive in.
Just dive in, do not look at it as a work of art”.
Guido Piovene

Mood map

Milano, now.

The images are in real time from Instagram.

A me una volta piaceva, Love, che non è altro che il vero nome di questa scultura che i milanesi ora chiamano il dito medio di Cattelan.
Ma oggi non mi piace più, quantomeno lì dove è stata allocata.
Nel 2010 era una grande provocazione, quel dito medio di una grottesca statua fascista tra le altre quattro dita mozzate, posto  davanti alla Borsa di Milano, un atto di ribellione della città verso la finanza, verso l’idea che possa esistere un guadagno senza produzione, verso un fiume di denaro in mano a sempre meno persone che se ne arricchiscono.
Ma la finanza in questi anni è riuscita ad introiettare quella scultura, a farla  diventare una parte imprescindibile di sé, e la contestazione è diventata autocompiacimento.
Avete presente quando leggiamo che vince chi è capace di rendere le proprie debolezze un punto di forza? 
Ecco, questo ne è un esempio.
Accogliendo l’opera d’arte che la contesta, esibendola orgogliosa, presentandosi al mondo con un dito medio puntato contro di se la finanza ci dice che non ha paura dei nostri giudizi né delle nostre critiche.
Fa come quelle bellissime donne capaci di esibire in modo sfacciato il loro difetto.
Te lo mostro io chi sono, ti dicono, e puoi anche criticarmi, ma non mi offendi perché so di avere un difetto e se lo esibisco io stessa vuol dire che non ho paura del giudizio altrui.
Una dimostrazione di forza potentissima.
Ecco perché Io quella scultura da lì la toglierei, per riqualificare una periferia, magari.
Per lasciare nudo alle critiche quel sistema economico in cui il denaro non produce benessere diffuso ma solo altro denaro nelle mani di un sempre minor numero di persone.
A voi piace ancora?
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#milano #milan #milanoarte #milanoart #arteconcettuale #conceptual #conceptualart #milanomind
A me una volta piaceva, Love, che non è altro che il vero nome di questa scultura che i milanesi ora chiamano il dito medio di Cattelan. Ma oggi non mi piace più, quantomeno lì dove è stata allocata. Nel 2010 era una grande provocazione, quel dito medio di una grottesca statua fascista tra le altre quattro dita mozzate, posto davanti alla Borsa di Milano, un atto di ribellione della città verso la finanza, verso l’idea che possa esistere un guadagno senza produzione, verso un fiume di denaro in mano a sempre meno persone che se ne arricchiscono. Ma la finanza in questi anni è riuscita ad introiettare quella scultura, a farla diventare una parte imprescindibile di sé, e la contestazione è diventata autocompiacimento. Avete presente quando leggiamo che vince chi è capace di rendere le proprie debolezze un punto di forza? Ecco, questo ne è un esempio. Accogliendo l’opera d’arte che la contesta, esibendola orgogliosa, presentandosi al mondo con un dito medio puntato contro di se la finanza ci dice che non ha paura dei nostri giudizi né delle nostre critiche. Fa come quelle bellissime donne capaci di esibire in modo sfacciato il loro difetto. Te lo mostro io chi sono, ti dicono, e puoi anche criticarmi, ma non mi offendi perché so di avere un difetto e se lo esibisco io stessa vuol dire che non ho paura del giudizio altrui. Una dimostrazione di forza potentissima. Ecco perché Io quella scultura da lì la toglierei, per riqualificare una periferia, magari. Per lasciare nudo alle critiche quel sistema economico in cui il denaro non produce benessere diffuso ma solo altro denaro nelle mani di un sempre minor numero di persone. A voi piace ancora? . #milano #milan #milanoarte #milanoart #arteconcettuale #conceptual #conceptualart #milanomind
Oggi la grande festa di Pride Milano 2019.
250 mila persone in arrivo da tutta Italia, 60 mega sponsor, la nostra città si candida a diventare uno degli appuntamenti più significativi della parata dell’orgoglio omosessuale al mondo.
🌈
A noi di Milanomind piacciono le storie della città ed oggi ve ne racconto un’altra.
Il primo consigliere comunale apertamente gay di Milano fu Paolo Hutter.
Nel 1989 per la giornata gay (il pride ancora non esisteva) certo di ottenere il patrocinio del Comune di Milano fece stampare sul manifesto “normalmente diversi, diversamente normali” che rappresentava due ragazzi che si baciavano il logo del Comune.
Ma la allora giunta di centro-sinistra glielo negò, il benedetto patrocinio, proprio in ragione di quel bacio, seppur come ricorda lui, “senza lingua” e così si comportò anche l’assessore Philippe Daverio nel 1994 adducendo la improbabile motivazione che con la festa si sarebbe operata una ghettizzazione del mondo gay. 
E così Paolo Hutter chiude il suo racconto:
“Pensiamo alle questioni che sembrano risolte, le unioni civili, ed a quelle tutte aperte, genitorialità ma anche, ancora omofobia. Valutiamo quanto il Pride sia diventato quella festa dinamica dei diritti di tutti che 25 aprile e 1 maggio fanno talvolta fatica ad essere”
 Paolo Hutter è stato il primo, ma resta il primo, e chi oggi parteciperà al Pride di Milano ha il diritto ed il dovere di conoscere la sua storia
🌈🌈🌈
La storia completa che narra P.Hutter la trovate su @larepubblica o googolando nel web.
Grazie a @tvboy per gli ultimi murales in @portaveneziasocial 🦄
#milano #milan #pridemilano #pridemilano2019 #pride🌈 #milanopride #muralesmilano #streetart #streetartmilan #streetartmilano #laprimavoltafurivolta #milanomind
Oggi la grande festa di Pride Milano 2019. 250 mila persone in arrivo da tutta Italia, 60 mega sponsor, la nostra città si candida a diventare uno degli appuntamenti più significativi della parata dell’orgoglio omosessuale al mondo. 🌈 A noi di Milanomind piacciono le storie della città ed oggi ve ne racconto un’altra. Il primo consigliere comunale apertamente gay di Milano fu Paolo Hutter. Nel 1989 per la giornata gay (il pride ancora non esisteva) certo di ottenere il patrocinio del Comune di Milano fece stampare sul manifesto “normalmente diversi, diversamente normali” che rappresentava due ragazzi che si baciavano il logo del Comune. Ma la allora giunta di centro-sinistra glielo negò, il benedetto patrocinio, proprio in ragione di quel bacio, seppur come ricorda lui, “senza lingua” e così si comportò anche l’assessore Philippe Daverio nel 1994 adducendo la improbabile motivazione che con la festa si sarebbe operata una ghettizzazione del mondo gay. E così Paolo Hutter chiude il suo racconto: “Pensiamo alle questioni che sembrano risolte, le unioni civili, ed a quelle tutte aperte, genitorialità ma anche, ancora omofobia. Valutiamo quanto il Pride sia diventato quella festa dinamica dei diritti di tutti che 25 aprile e 1 maggio fanno talvolta fatica ad essere” Paolo Hutter è stato il primo, ma resta il primo, e chi oggi parteciperà al Pride di Milano ha il diritto ed il dovere di conoscere la sua storia 🌈🌈🌈 La storia completa che narra P.Hutter la trovate su @larepubblica o googolando nel web. Grazie a @tvboy per gli ultimi murales in @portaveneziasocial 🦄 #milano #milan #pridemilano #pridemilano2019 #pride🌈 #milanopride #muralesmilano #streetart #streetartmilan #streetartmilano #laprimavoltafurivolta #milanomind
A Milano la notte tra il 13 ed il 14 agosto 1943 le bombe degli Alleati devastarono tutta l’area tra corso Magenta e via Santa Maria alla Porta.
Si salvarono solo il corpo principale della Chiesa ed un dipinto miracoloso contenuto nella Cappella, dal che se ne deduce che miracoloso era davvero.
Vi racconto la storia. 
Nel 1651 un muratore affetto da zoppia, e per questo scontroso e solitario, lavorava al restauro di una chiesetta malandata del XII secolo quando si imbatté in un dipinto quattrocentesco della Madonna con bambino racchiuso in una lunetta.
Molto devoto, il muratore provvide immediatamente a ripulire dai calcinacci il dipinto con il suo grembiule (ed infatti i milanesi la menzionano come la “Madonna  del Grembiule”) e le chiese la grazia.
Una gamba sana.
Il miracolo fu così repentino che il muratore saltò giù dal tavolato su cui lavorava perfettamente guarito.
Le Autorità Ecclesiastiche dell’epoca provvidero quindi ad ergere intorno al dipinto una cappella, denominata “Vergine dei Miracoli” a cui si rivolgevano i poveri derelitti in cerca di una guarigione o di una grazia.
Perche questa Madonnina dispensava Miracoli solo agli ultimi.
Le bombe sbriciolarono la Cappella come pane secco, si che rimase solo la Madonnina, abbandonata per anni alle intemperie ed al gran caldo. Non ne conosco la ragione, ma tracce del bombardamento le trovate ancora oggi nel quartiere.
Ma la storia non finisce qui.
Nel corso della ristrutturazione di un palazzo in fianco al dipinto  l’architetto ebbe una illuminazione, o fu un miracolo fate voi. Ordinò ai suoi operai di sollevare il cemento che ricopriva l’impiantito della zona e si! 
Sotto la coltre si era conservato intatto il meraviglioso pavimento marmoreo policromo della Cappella. 
Ma non ci sono fondi per restaurarlo.
Sicché in accordo con la Soprintendenza il pavimento è stato ricoperto di un materiale atto quantomeno a preservarlo, in attesa di reperire i benedetti fondi.
Vergine dei Miracoli, so bene non essere di tua competenza, ma potresti illuminare un fondo di investimento, un ricco straniero, una banca seppur vorace che restituisca lo splendore al pavimento ritrovato? ✨
#milano #milanoarte #milanomind #5vie
A Milano la notte tra il 13 ed il 14 agosto 1943 le bombe degli Alleati devastarono tutta l’area tra corso Magenta e via Santa Maria alla Porta. Si salvarono solo il corpo principale della Chiesa ed un dipinto miracoloso contenuto nella Cappella, dal che se ne deduce che miracoloso era davvero. Vi racconto la storia. Nel 1651 un muratore affetto da zoppia, e per questo scontroso e solitario, lavorava al restauro di una chiesetta malandata del XII secolo quando si imbatté in un dipinto quattrocentesco della Madonna con bambino racchiuso in una lunetta. Molto devoto, il muratore provvide immediatamente a ripulire dai calcinacci il dipinto con il suo grembiule (ed infatti i milanesi la menzionano come la “Madonna del Grembiule”) e le chiese la grazia. Una gamba sana. Il miracolo fu così repentino che il muratore saltò giù dal tavolato su cui lavorava perfettamente guarito. Le Autorità Ecclesiastiche dell’epoca provvidero quindi ad ergere intorno al dipinto una cappella, denominata “Vergine dei Miracoli” a cui si rivolgevano i poveri derelitti in cerca di una guarigione o di una grazia. Perche questa Madonnina dispensava Miracoli solo agli ultimi. Le bombe sbriciolarono la Cappella come pane secco, si che rimase solo la Madonnina, abbandonata per anni alle intemperie ed al gran caldo. Non ne conosco la ragione, ma tracce del bombardamento le trovate ancora oggi nel quartiere. Ma la storia non finisce qui. Nel corso della ristrutturazione di un palazzo in fianco al dipinto l’architetto ebbe una illuminazione, o fu un miracolo fate voi. Ordinò ai suoi operai di sollevare il cemento che ricopriva l’impiantito della zona e si! Sotto la coltre si era conservato intatto il meraviglioso pavimento marmoreo policromo della Cappella. Ma non ci sono fondi per restaurarlo. Sicché in accordo con la Soprintendenza il pavimento è stato ricoperto di un materiale atto quantomeno a preservarlo, in attesa di reperire i benedetti fondi. Vergine dei Miracoli, so bene non essere di tua competenza, ma potresti illuminare un fondo di investimento, un ricco straniero, una banca seppur vorace che restituisca lo splendore al pavimento ritrovato? ✨ #milano #milanoarte #milanomind #5vie
Domani, a quest’ora, sapremo già se Milano-Cortina è riuscita ad aggiudicarsi le Olimpiadi invernali del 2026, o se a vincere sarà stata Stoccolma-Aare.
La posta in gioco per la nostra città  è alta: visibilità internazionale, diritti televisivi, contributi per le opere, un giro di affari importante.
Pare che la principessa Vittoria di Svezia abbia raccolto il si delle altre teste coronate del Comitato Olimpico. La nostra Repubblica partirebbe quasi svantaggiata, ma se noi dovessimo ritrovarci ad invocare i Savoia no, va bene uguale e teniamoci stretto il Presidente Mattarella.
Ma non credo che la partita si giochi cosi, il Congresso di Vienna ha fatto ormai il suo tempo. Sono equilibri e relazioni, conteremo il peso dell’Italia e di Milano.
Quindi tifiamo tutti.
Eppure, se qualcuno mi chiedesse ipoteticamente se preferisco per Milano i Giochi Invernali o il Tribunale dei Brevetti Europeo non avrei dubbi.
Ci siamo già fatti sfuggire l’Agenzia del Farmaco. Non perdiamo questa altra chance.
Un organismo europeo che abbia sede in città, come il Tribunale dei brevetti, darebbe  il vero impulso aMilano per consolidare la sua posizione internazionale.
Il nuovo sistema brevettuale - ci occuperemmo di metallurgia, life sciences e chimica farmaceutica- produrrebbe lavoro continuo, duraturo e crescente, darebbe modo ai nostri ragazzi di proiettarsi in una dimensione europea, ne beneficerebbe l’Università, i centri di studi, la ricerca, l’area imprenditoriale, persino la nostra lingua, perché i processi si terrebbero in italiano.
Quindi io sogno entrambi, Giochi Olimpici e Tribunale dei brevetti, ma se devo scegliere scelgo il secondo, perché l’effimero è bello, ma ciò che è destinato a crescere ancora di più.
A domani per il verdetto.
🤞🏻
#milano #milan #milanocity #milanodaclick #giochiolimpici #colonnedisanlorenzo #milanoaplacetobe #visitmilano #milanitaly #urbanlife #milanomind
Domani, a quest’ora, sapremo già se Milano-Cortina è riuscita ad aggiudicarsi le Olimpiadi invernali del 2026, o se a vincere sarà stata Stoccolma-Aare. La posta in gioco per la nostra città è alta: visibilità internazionale, diritti televisivi, contributi per le opere, un giro di affari importante. Pare che la principessa Vittoria di Svezia abbia raccolto il si delle altre teste coronate del Comitato Olimpico. La nostra Repubblica partirebbe quasi svantaggiata, ma se noi dovessimo ritrovarci ad invocare i Savoia no, va bene uguale e teniamoci stretto il Presidente Mattarella. Ma non credo che la partita si giochi cosi, il Congresso di Vienna ha fatto ormai il suo tempo. Sono equilibri e relazioni, conteremo il peso dell’Italia e di Milano. Quindi tifiamo tutti. Eppure, se qualcuno mi chiedesse ipoteticamente se preferisco per Milano i Giochi Invernali o il Tribunale dei Brevetti Europeo non avrei dubbi. Ci siamo già fatti sfuggire l’Agenzia del Farmaco. Non perdiamo questa altra chance. Un organismo europeo che abbia sede in città, come il Tribunale dei brevetti, darebbe il vero impulso aMilano per consolidare la sua posizione internazionale. Il nuovo sistema brevettuale - ci occuperemmo di metallurgia, life sciences e chimica farmaceutica- produrrebbe lavoro continuo, duraturo e crescente, darebbe modo ai nostri ragazzi di proiettarsi in una dimensione europea, ne beneficerebbe l’Università, i centri di studi, la ricerca, l’area imprenditoriale, persino la nostra lingua, perché i processi si terrebbero in italiano. Quindi io sogno entrambi, Giochi Olimpici e Tribunale dei brevetti, ma se devo scegliere scelgo il secondo, perché l’effimero è bello, ma ciò che è destinato a crescere ancora di più. A domani per il verdetto. 🤞🏻 #milano #milan #milanocity #milanodaclick #giochiolimpici #colonnedisanlorenzo #milanoaplacetobe #visitmilano #milanitaly #urbanlife #milanomind
✒️ Gianni Rodari - Il pittore

Una volta c’era un pittore
povero in canna:
non aveva nemmeno un colore,
e per fare i pennelli
si era strappati i capelli.

Andò dal padrone del Blu
e gli disse:
✒️ Gianni Rodari - Il pittore Una volta c’era un pittore povero in canna: non aveva nemmeno un colore, e per fare i pennelli si era strappati i capelli. Andò dal padrone del Blu e gli disse: "Per favore, dammi tu un po’ di colore per dipingere un cielo. Ma mica tanto, soffio, un velo”. “Vattene, vattene, fannullone, pezzo di accattone, se non vuoi che ti lisci il groppone col bastone!” Andò dal padrone del Giallo e gli disse (così): “Prestami qualche avanzo di colore, un ritaglio, (abbastanza) per fare un girasole”. Ma quello lo aggredì con un torrente di male parole: (” Pezzente, delinquente, la finisci di seccare la gente!”) "Vattene, vattene, fannullone, pezzo di accattone, se non vuoi che ti lisci il groppone col bastone!" Andò dal padrone del Verde, andò dal padrone del Bruno, ma non gli dava retta nessuno. Infine pensò: “Il Rosso ce l’ho!” Detto fatto un dito si tagliò. E il Rosso gocciò sulla tela: era una lagrima appena, una perla di sangue, ma tinse in un istante, la tela intiera, rossa come un falò di primavera, rossa come una bandiera, come un milione di rose. E il povero pittore adesso che aveva un colore si sentì ricco più ricco ricco più di un imperatore. Più di un imperatore Rossa come un falò di primavera rossa come una bandiera come un milione di rose come un milione di rose ▫️ 🄵🄾🅃🄾 🄳🄸 / 🄲🅁🄴🄳🄸🅃 🅃🄾 📸 @milanstagramcom ▫️ This wonderful shot was taken by Massimiliano Donghi ( follow @milanstagramcom on Instagram). Tag your best shots #eventiatmilano for a chance to be featured on our social pages! Tagga le tue foto migliori con #eventiatmilano per rivederle sulle nostre pagine social! ▫️ 🄷🄰🅂🄷🅃🄰🄶 🄷🄴🅁🄴 #ig_milano #yallerslombardia #yallersitalia #milano #whywelovemilano #milaninsight #comunedimilano #lovemilano 🔟 #milanocityufficiale #milan #MilanoaplacetoBE #flowerpower🌸 #flowerpower #girasoli #girasoli🌻 #milano🇮🇹 #passionpassport #best_italiansites 🔟 #whatitalyis #italiainunoscatto #iloveitaly #cityview #perfect_italia #awesomeitaly #fotoitaliane